Alessandro Mattia Mazzoleni

ALESSANDRO MATTIA MAZZOLENI. INTERSPAZI

Solo tra qualche decennio si potrà affermare, o meno, che Alessandro Mattia Mazzoleni è stato un bambino prodigio, un piccolo genio, un Mozart della pittura. Ora, non essendo profeti o preveggenti, possiamo solo prendere atto delle sue attuali capacità e della maturità mentale sicuramente superiore alla media tra i suoi coetanei. Oggi, all’età di ventiquattro anni, egli ha già preso coscienza di certe condizioni naturali e umane, si è tracciato una sua filosofia sorprendentemente realistica e sa tradurre in efficaci simboli artistici i suoi pensieri, toccando punti altamente vibratili. Ecco qui il suo linguaggio espressivo, che nel tempo si potrà modificare iconograficamente, ma che fin da adesso è coerente con una chiara e determinata personalità.

I temi di riflessione prediletti sono argomenti di assoluto impegno mentale, profondi, e sono lo spazio, il tempo, l’esistenza, l’intelligenza, i comportamenti individuali e collettivi. Sono tutti soggetti in qualche modo legati tra loro, interconnessi, che nell’apparente semplicità dell’accezione nell’uso comune nascondono universi complessi i quali, malgrado i numerosi tentativi di esplorazione, mantengono un’alta componente di mistero e quesiti irrisolti: non sono ancora pervenute risposte soddisfacenti. Implicitamente lo afferma anche Mazzoleni quando cita i Maestri storici, soprattutto del secolo scorso, ossia coloro che indagarono e insistettero su questi argomenti più di altri. Con le sue opere “Omaggio a …” avvia un approfondimento delle ricerche già avvenute, partendo proprio dal punto fermo indicato dai risultati ottenuti da altri. I quali non hanno effettivamente trovato delle risposte con valori universali e, caso mai, hanno saputo porre l’accento sulla relatività e sulla soggettività dell’interpretazione, dei sostantivi e di ciò che indicano.

Capofila degli interrogativi, fondamentale per dare un senso allo sviluppo successivo dell’indagine nelle varie direzioni, è quello che riguarda il rapporto tra realtà e percezione sensoriale, ossia riuscire a stabilire se quanto i nostri sensi catturano corrisponde alla verità concreta oppure essi sono controllati dai limiti fisici che falsano i dati reali. Questo pensiero è già sufficiente a riprogrammare l’uso di certi vocaboli che normalmente sono usati, in tale ottica, in modo improprio. Prendiamo ad esempio i termini spazio, tempo, infinito, illimitato, eterno, dei quali non possiamo affermare di conoscere il significato se non astrattamente e approssimativamente. La condizione naturale umana, che predomina su quella intellettiva e mentale, frena i presupposti che dovrebbero condurre a una visione più corretta, a un senso reale dell’accezione.

L’artista, nel caso specifico Mazzoleni, sembra essere dotato di capacità maggiori, rispetto all’uomo comune, nell’esaminare soggetti ostici e giungere a conclusioni almeno più approfondite e meditate, offerte con immagini altrettanto esplicative quanto i saggi filosofici.

Un altro tema importante è la relazione tra questi elementi, già individualmente indefinibili, per cui spazio-tempo-moto determina un ulteriore rompicapo complesso e oscuro, tanto che le riflessioni sull’argomento, anziché svelare taluni aspetti, intensificano il mistero.

Esprimere questi concetti con le immagini è ancora più complicato che con le parole, mezzo comunicativo col quale abbiamo maggiore dimestichezza. E se con i simboli grafici non riusciamo a dare una definizione giusta, una spiegazione più appropriata, dall’opera d’arte possono derivare indicazioni migliori. Ma spazio e tempo in un dipinto non possono corrispondere alla realtà, per ovvi motivi, nemmeno dopo l’invenzione della prospettiva e rimangono rifacimenti, la copia del vero. A meno che non ci si allinei alle idee di Fontana e degli spazialisti suoi coevi e successivi; ma egli stesso, pur creando spazi reali tagliando le tele, riteneva insufficiente il risultato, ugualmente finto, non avendo in sé gli altri elementi complementari, ossia il tempo e il moto, quindi la mutevolezza delle cose e l’instabilità di ciò che circonda l’esistenza.

Mazzoleni ha raccolto l’eredità di questi principi e intavola una ricerca dei valori, tenendo presenti le lezioni dei maestri che l’hanno preceduto e introducendosi nel percorso di un neospazialismo che non intende ripetere le esperienze fatte, ma approfondirle. Vocabolo, questo, che non vuole essere un neologismo in arte, quanto invece l’indicazione, la chiave di lettura delle opere del giovane artista.

L’idea prodotta dal vocabolo “spazio” è piuttosto ben definita nel pensiero comune, dove si elabora l’immagine di un’estensione fisica, anche se impalpabile, informe, ma con proporzioni matematiche entro cui è possibile organizzare e posizionare dei corpi o degli elementi. Implicitamente ciò dà come sinonimo di spazio la parola vuoto, ossia porzione dell’universo da riempire, da occupare. Invece, ritornando all’immagine primaria, si scopre la mente vagante in diversi modelli conosciuti di spazio, da quello aereo a quello terreno, a quello astronomico e cosmico, e, senza esserne troppo coscienti, si avvalora quello personale, intimo mentale che si collega con tutto il resto. Essendo lo spazio un elemento incorporeo, lo immaginiamo fatto di luce, di buio, di ombre, che si modella

Giovanna Barbero.

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