Alessandro Mattia Mazzoleni

ALESSANDRO MATTIA MAZZOLENI. LACERAZIONI CONTEMPORANEE.

Da decenni stiamo assistendo al muoversi ibrido tra le arti. L’esperienza creativa è divenuta quanto mai poliedrica e non esiste più differenza tra gli strumenti artistici, tutti ugualmente utilizzabili. Abolita ogni gerarchia la pittura si muove e si sviluppa nella duplice – in fondo unica – ottica della polimatericità e della plurisensorialità.

Il cammino dell’artista è sempre sollecitato dalla curiosità intellettuale di conoscere, di sapere, di approdare in un nuovo luogo reale o in un topos ideale. Molti sono gli artisti che nel corso del XX secolo hanno ampliato le possibilità spaziali della tela conquistando al supporto pittorico la terza dimensione, reale e non fittizia. Da Fontana a Tapies, da Burri a Dine, da Arman a Rotella, sconfinata è la schiera di artisti spazialisti, materici, poveristi, che hanno indagato le potenzialità sensoriali di materiali eterogenei, raggiungendo una figurazione insolita in cui “non è più la pittura a imitare la realtà ma la realtà a fingere la pittura” (G. C. Argan). Lasciando al pubblico prove convincenti dei nuovi ambiziosi traguardi raggiunti dall’arte contemporanea, gli artisti contemporanei hanno avviato una riflessione sulla natura multiforme dell’immagine, stimolando nello spettatore la percezione visiva, ma anche quella tattile e persino gustativa come testimoniano i tableaux-pièges di Daniel Spoerri. Con il sostegno delle nuove tecnologie l’arte tende a superare la frammentazione sensoriale in favore di un’esperienza sinestetica.

Quello della plurisensorilità e della polimorfia è un percorso già avviato da tempo eppure ancora florido di infinite possibilità espressive. Su questa scia, indicata da altri e ancora vitale, s’inserisce con tenacia e qualità anche Alessandro Mattia Mazzoleni, da altri definito enfant prodige, sicuramente artista ispirato e capace.

Creatore e massimo esponente della Cardboard Art, Mazzoleni ha orientato la sua ricerca al valore salvifico e rigenerativo della creatività, privilegiando il logos al pathos. Definita “quintessenza esperienziale” la creatività è per l’artista l’unica reale opportunità di riscatto dell’umanità dal nichilismo imperante.

Inaugurando una sorta di neopoverismo (laddove la presenza del prefisso presuppone la definitiva e non proprio scontata conclusione del movimento) l’artista crea composizioni dal fascino vagamente surreale da cui trapelano sottili aspirazione mitopoietiche. Non un surrealismo fatto di visioni oniriche trasfigurate da associazionismo imprevedibile, ma di elementi tangibili amalgamati sotto la spinta di un’idea superiore, a cui non sono estranei componenti dada, riscontrabili soprattutto negli esiti.

Alla mera riproduzione della realtà Mazzoleni preferisce la sua ricreazione attraverso l’avveduto assemblaggio di parti elementari ed ordinarie. Cerniere, cartoni, fiammiferi, lettere, forme geometriche o pseudolitiche si qualificano come object trouvé, componenti apparentemente banali della quotidianità, al tempo stesso strumenti ed artefici di una nuova e inedita metamorfosi.

Componenti residuali ignote alla mimesi pittorica manipolati dall’artista in una complessa e rinnovata trama espressiva. La realtà, non più presa a modello, diviene, al contrario, il punto di partenza che la libertà inventiva trasforma in un qualcosa di diverso, in un sistema di segni. Un modus pingendi assolutamente personale nella scelta e nell’utilizzo di mezzi espressivi, riconoscibili nei risultati e di indubbia efficacia compositiva, tipica di una pittura ponderata, lontana dall’incosciente trasporto di pratiche istintuali.

Nelle sue opere brandelli della realtà, decontestualizzati e in parte privati del ruolo originario, si accostano, si allacciano, si stringono in una composizione profondamente meditata, visceralmente vissuta, assumendo nuovo significato e fascino. Alla maniera di Burri anche in Mazzoleni la particolare natura dei materiali trascina nell’immagine il sentimento di una realtà rimanente, carica di memoria e di “vissuto”, che trova il suo riscatto nella bellezza della creazione artistica.

Se il cartone, elemento umile e dignitoso al tempo stesso, banale eppur necessario nelle sue molteplici funzioni, è assunto dal pittore come archetipo della deperibile ma tenace condizione umana, la cerniera lo affascina per il suo metaforico ruolo unificatore. Investita di un valore quasi taumaturgico dall’autore che la definisce “rappresentazione simbolica del processo unificante in corso nell’universo da sempre e per sempre”, la cerniera diventa il simbolo del ricongiungimento di molteplici divisioni, di tagli e strappi intesi in senso assoluto, al di là di singole esperienze artistiche. Alla luce di ciò appare scelta consapevole e assennata quella di “svelare” capolavori passati attraverso zip dischiuse, feconde lacerazioni contemporanee. Con atteggiamento sardonico Mazzoleni crea personali “interspazi” in cui la vista si rilassa, l’anima si distende e il tempus mentis si amplia.

Nei suoi “Dialoghi con …” o “Omaggi ai maestri contemporanei” l’artista rievoca nostalgicamente i grandi del Novecento (Piet Mondrian, Willem De Kooning, Umberto Mastroianni, Bernard Aubertin, Keith Haring ed altri) sottraendoli agli “ismi” e riconsegnandoli al ruolo di autentici antesignani. C’è nelle opere di Mazzoleni un preciso lavoro critico, puntuale e discernente, e poco importa che non si discosti dal percorso già tracciato dagli studi. Instaurando un rapporto volutamente ambiguo tra la tela e la realtà oggettiva, il pittore crea icone della postmodernità in cui la lezione dei maestri incrocia un’esclusiva modalità espressiva, pervenendo a peculiari risultati figurativi.

Compositivamente i lavori dell’artista appaiono studiatissimi. Suggestioni verbo-visive, parallelismi con l’arte cinetica ed una compostezza strutturale attenta all’esito estetico, rivelano un ordine progettuale che nell’artista costituisce una caparbia presa di posizione contro l’entropia dei tempi moderni.

E’ dunque nel ripetuto confronto tra tradizione e innovazione, tra razionale e irrazionale che risiede il reale valore della proposta dell’artista, impegnato ad offrire il suo valido contributo al processo cosmico della creazione, al continuo ripetersi della genesi, all’infinito fluire del tutto.

Carmelo Cipriani.

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