Alessandro Mattia Mazzoleni

Alessandro Mattia Mazzoleni:
Nuovo mondo

Lo strettissimo rapporto che esiste tra arte e società è un qualcosa che oggi si dà per acquisito, essendo, essa, una produzione di attori che interagiscono all’interno di un determinato contesto che è per essi condizionante/condizionato.

Per questo motivo la comprensione di un artista e della sua produzione non possono prescindere dalla conoscenza del contesto in cui esso opera o ha operato, evidenziando tutti quegli aspetti del suo ambiente che hanno posto le basi e indirizzato lo sviluppo di un percorso ben definito.

La società in cui viviamo, come afferma Franco Ferrarotti in “Arte Scienza Società” (Verso l’Arte Edizioni, 2009), è` una società “tecnocratica ed eccessivamente burocratizzata”, in cui la tecnologia, la scienza e chi ha le competenze tecnico/scientifiche detiene un potere intrinseco e tutto è sottoposto ad una regolamentazione ferrea: l’unico spiraglio in questa “rigidità” è aperto dall’arte, dalla creatività, dal guizzo irrazionale che spariglia gli elementi e le certezze di un contesto che si auto-avvalora attraverso sperimentazioni che si basano sulle proprie stesse teorie.

In una tale visione si pone alla perfezione la produzione artistica di Alessandro Mattia Mazzoleni, che si presenta in un contesto di materiali modernissimi e tecnologie raffinate con un supporto espressivo antitetico rispetto all’ossessiva ricerca della novità: il cartone.

L’opera d’arte non necessita di un materiale prezioso o nobile per essere considerata tale, l’artista diviene una sorta di alchimista che trasforma un materiale “umile” in un qualcosa di pregio, di valore sia intrinseco che estrinseco. Le competenze tecniche divengono il mezzo attraverso il quale le forme, i colori, gli interventi conferiscono al “prodotto” le qualità estetiche, ma ciò che maggiormente caratterizza l’opera è il pensiero, quello che sta alle spalle del risultato tangibile e percettibile sensorialmente: il lavoro unito alla riflessione sono un insieme imprescindibile per far sì che l’alchimia funzioni.

La progettualità e il lavoro in studio sono finalizzati all’ottenimento di un risultato che sia la sintesi dell’appagamento estetico e della comunicazione di un messaggio di impegno e sensibilizzazione derivanti dalla riflessione sia sull’arte stessa che sulla società, eloquente l’affermazione riportata nel suo manifesto della Cardboard Art: "L’uomo è di cartone, la religione è di cartone, l’etica e la morale sono di cartone ed anche l’arte nella sua manifestazione esteriore è di cartone; ma non già l’intuizione come forma di conoscenza, la creatività come quintessenza esperenziale. Esse sono pure e costituite di luce ed è impossibile sottoporle a qualunque mistificazione. Nel mio modo di fare arte uso il cartone quale elemento-materia-concreta, per descrivere la realtà quotidiana senza prevenzioni o pregiudizi. Insomma come il medico cura l’uomo, anch’io tento di curare la realtà attraverso la sua stessa malattia. La mia Cardboard art è arte omeopatica”.

Dunque l’arte di Mazzoleni non è fine a se stessa, semplice esercizio intimistico dal linguaggio criptico, ma è finalizzata a raggiungere un uditorio ampio, il proposito di comunicare è forte tanto da essere esplicitato con un manifesto, oltre che con la propria produzione artistica.

Il rapporto con il fruitore assume, così, un valore particolare: la comunicazione deve essere recepita, il messaggio necessita attenzione, oltre che comprensione ed è per questo motivo che l’opera non può non essere accattivante, ma non basta, essa deve anche stupire, non necessariamente per le qualità estetiche, ma attraverso “figure retoriche” e artifici che semplicemente colpiscano e lascino all’ipotetico interlocutore un istante di spaesamento; esempio di questo sono i piccoli “ossimori” per i quali la cerniera a zip, universalmente associata ai tessuti e alla sartoria, venga utilizzata con il cartone ed il cartone stesso, materiale umile e tutt’altro che eterno, spesso impiegato come protezione per le opere durante i trasporti o nei depositi, divenga esso stesso l’opera, nobile, tangibile e duratura espressione del pensatore/artista.

La ricerca di un nuovo linguaggio, per un “nuovo mondo” trova piena risoluzione, così, in un Mazzoleni che si rivolge al futuro, ma con una solida consapevolezza che una meta necessita di un punto di partenza, che ciò che è stato non va distrutto, ma utilizzato come fondamento per costruire un qualcosa di nuovo: la conoscenza del passato e la coscienza di essere in un punto intermedio di un lunghissimo cammino (e non all’inizio o alla fine di un processo che parte dallo status quo per terminare nel “nuovo”) sono elementi fondamentali per lo sviluppo di una riflessione consapevole.

Con questa cognizione Alessandro Mattia Mazzoleni ha costruito il suo percorso, testimoniato da alcune delle sue più recenti opere in cui si instaura un dialogo con i grandi maestri del passato, da Mastroianni a Tapies, da Mondrian a De Kooning (solo per citarne alcuni): l’attualità artistica si confronta con la “propria storia” instaurando un rapporto talmente forte da includere all’interno di questo ciclo frammenti di opere di quegli stessi maestri, affermando, in tal modo, la continuità rispetto alla “storia universale”, palesando il concetto che si può essere innovatori, o ricercatori di innovazione, senza rinnegare il passato.

Dagli ori che squarciano i fondi neri, creando ampi spiragli ideali sui supporti di cartone, fino alle recentissime, e già citate, cerniere che aprono (o chiudono?) lo sguardo del fruitore oltre l’apparenza dell’opera come si mostra, l’artista propone un gioco tra dicotomie, a volte antitetiche, luce/tenebre, pieno/vuoto, funzionali all’espressione del suo pensiero e delle sue riflessioni che vanno oltre la semplice ricerca estetica.

In molti si sono chiesti se le cerniere di Mazzoleni si aprano o si chiudano, se vogliano dare uno spiraglio di apertura su misteri nascosti o se vogliano dar vita ad una giocosa interazione sullo spazio richiudendo (anche solo parzialmente) ciò che ha aperto Lucio Fontana: lo spazio è fondamentale e quanto riportato poc’anzi può rientrare in un unicum interpretativo al quale, necessariamente, si deve aggiungere un ulteriore elemento che è` l’attore principale, ovvero l’individuo.

In contrasto con la scienza (nuova fede?) che si pone come verità rigidamente e categoricamente autoimposta rendendo la realtà` ferma e cristallizzata in base a principi o dettami che non danno vie alternative, l’individuo con la propria singolarità è l’elemento relativizzante che attraverso la propria aura stabilisce di volta in volta e di situazione in situazione il proprio spazio, quanta luce sia necessaria e su cosa essa debba portare chiarezza, quanto spazio sia necessario per comprendere e cosa comprendere: ecco che Alessandro Mattia Mazzoleni apre quello spiraglio nella società eccessivamente irregimentata e riporta in auge il singolo il quale si trova ad essere inconsapevolmente protagonista, disabituato, ma che necessariamente deve esserlo se non vuole che la sua creatura divenga tiranno, evitando così che l’oggettività delle cose vada a schiacciare la soggettività delle idee, delle esperienze e delle sensazioni.

Lo spazio fisico dell’opera, dunque, diviene espressione simbolica dello spazio astratto dell’uomo, della sua creatività, della sua imprevedibilità che sfuggono a dettami o categorizzazioni; in seguito all’esaltazione della macchina e della tecnologia come meccanismi perfetti ed infallibili, l’artista è lo sprone per una nuova valorizzazione dell’uomo e delle sue singole peculiarità, della ragione come mezzo e non come fine; facendo un suggestivo parallelo con l’umanesimo, i cui punti principali riportavano all’egemonia delle capacità umane su quelle divine, oggi ci si riappropria della superiorità dell’individuo sulla standardizzazione e l’appiattimento della tecnocrazia ferrarottiana.

Cultura, attenzione e analisi dell’attualità, unite ad un progetto ben preciso basato su di un’attenta riflessione e supportato da abilità tecniche e passione per nuove espressioni fanno di Alessandro Mattia Mazzoleni un’artista di sicura prospettiva, pronto per un confronto con il complesso e ricco mondo dell’arte contemporanea internazionale.

Anselmo Villata

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